Float like a butterfly, sting like a bee.

Era una tranquilla mattina di fine Gennaio, che non sembra ma anche Gennaio ha una fine, e una copywriter di mezza etá stava andando in agenzia per iniziare una giornata di lavoro.

Il freddo, la pioggianeve, il grigio e il suo dubbio gusto nel vestire, l’avevano convinta ad infilarsi in un paio di comodi leggins e in un maglione di due taglie più grande. In testa non aveva capelli ma della stoppa crespa e gonfia, peró lavata di fresco, che non aveva avuto voglia di domare perché il Dio della pigrizia ogni tanto va assecondato.

Era uno di quei (rari) giorni organizzati che prevedeva lenti ma scorrevoli, quasi placidi, sicuramente semplici. Uno di quei (rari) giorni in cui sapeva anche cosa avrebbe mangiato per pranzo: coerente con la tristezza del cosmo, infatti, la copywriter di mezza etá si era portata dietro una zuppa alla zucca, una confezione di stracchino, due pacchetti di cracker ai ceci e il magnesio da prendere alle 18.

Si era appena scottata la lingua con un terrbile caffè della macchinetta quando ecco una telefonata che non lasciava presagire niente di buono: “Devi venire a Roma per la riunione delle 16. Hai il treno alle 11”.

La strascicata copywriter guardó l’orologio, erano le 10. Si sentì battere sulla spalla, era la sua ansia che mostrava un cartello via l’altro con su scritto: NON CE LA FARAI MAI, PERDERAI IL TRENO, SALTERÁ LA RIUNIONE, PERDERAI IL CONTRATTO, FINIRÁ IL MONDO.
Tipo “Love Actually” col tipo alla porta di Keira Knightley, per intenderci, ma molto meno romantico.

Con la giornata svoltata in un attimo e i piani inclinati all’improvviso, la copywriter in calzamaglia cominció a rotolare come una biglia di vetro. Chiamó un taxi e si fece portare a casa, gli chiese di aspettare sotto, s’infiló le calze nere, un vestito nero, un golf nero, un cappotto nero e così, con il carnevale di rio fuori e dentro, tornó sul taxi, arrivó in stazione, pagó 400€ di corsa e salì sul treno.

Lì, seduta al posto 11D davanti ad una suora occhialuta, estrasse la piastra dallo zaino, prese i laccetti dal beautycase, si acciuffettó i capelli e cominció a lisciarli ciocca per ciocca.

Perché si puó fare tutto basta avere la faccia di chi non sta facendo niente.

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