Il nome che ho e quello che avrei voluto.

Non ho grande simpatia per il mio nome (ciao mamma). Da sempre, da quando piangevo davanti allo specchio in un continuo lamento da prèfica adolescenziale per tutto quello che fisicamente avevo o non avevo (e che continuo a non avere ndr).

Elena ha il pregio di essere corto, di non essere abbreviabile, di iniziare con la 5° lettera dell’alfabeto, di avere 5 lettere (io adoro il numero 5) e poi significa “la scintillante” che io ho adattato in “splendore del sole” perché “scintillante” mi sa di carrozzeria sotto i raggi di Agosto alle 3 del pomeriggio.

Di contro, trovo che abbia in sé una lieve nota melensa e quindi stucchevole.

Più di tutto, comunque, mi è sempre stato un po’ sulle palle perché non è un nome usato da chi scrive o canta. Se ci fate caso, e io ci ho sempre fatto caso, non ci sono testi o canzoni con dentro il mio nome.
O ce ne sono pochissimissimi.

Che gli ha fatto agli artisti il mio nome? Metricamente funziona sia al posto di “Gloria” di Tozzi, sia di “Sara” di Venditti. Anche di “Alice” di De Gregori, porca miseria, e invece trova posto “Rosalina” ma Elena no.
Nei libri uguale, mai nessuno che si chiami come me. Nemmeno un cane, un gatto, un topo. E i leocorni non si vedono ma, se ci fossero, si chiamerebbero piuttosto Antonangelo e Gualtiero.

Se invece comparisse nelle strofe o tra le righe, sentirei più mie quelle strofe e quelle righe. Cioè, dai, se leggi una storia in cui la protagonista ha il tuo nome, ti ci senti dentro. Sei tu, proprio tu.

E infatti durante l’ora di epica alle medie, quando leggendo l’Iliade si nominava Elena in continuazione, io e il mio brufoloso ego ce la menavamo un casino.
Sì Elena di Troia, mi rendo conto, ma all’epoca non avevo malizia ed ero solo esaltata dal sentire il mio nome su questa donna bellissima che aveva scatenato una guerra.
E non conta che io fossi uno sgorbio “sul limitar di gioventù” che al massimo scatenava guerre tra sé e la sua immagine riflessa.

Quindi per favore, signori artisti, usate di più il mio nome. Signor Max Pezzali, mi rivolgo a lei che non sa fare la divisione in sillabe e caccia dentro parole a caso senza un’idea di metrica, scriva una canzone con il mio nome.

Fatelo per me, per favore, non voglio pentirmi di non essere andata all’anagrafe a 13 anni per cambiare il mio nome con l’adorato Chantal.

Chantal Cappelletti. Che finezza, che classe, che musicalitá.

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