“Barbie sogno di liscio”.

Innanzitutto una domanda: perché io entro dal parrucchiere per una semplice piega considerato che per me è un luogo di noia mortale? Perché una volta ogni 3000 anni mi fa sbatta la trafila autonoma di shampoo, balsamo, phon e piastra e preferisco andare da chi lo fa per me. In più mi convinco della combo poco tempo+pochi soldi. Cioè immagino di fare in fretta e di non lasciarci più di 20 euro.
SBAGLIATO.
Sbagliato per un semplice motivo. Quando i pianeti si allineano con le foche della Groenlandia e decido di andare dal parrucchiere per una semplice piega, vado da qualcuno che non sia il mio perché il mio, a meno di un appuntamento preso 3 mesi prima, non ha mai un buco nemmeno per tagliarmi una ciocca al volo. Quindi, laddove esiste un nuovo coiffeur esisterà anche una nuova cliente. La differenza sta nel fatto che io so che non ci tornerò ma lui no: per lui sono una splendida occasione, sono soldi in più che non ha nemmeno fatto la fatica di andare a cercare, gli sono capitati da soli, in negozio, sotto forma di donna in tuta con capelli trattati col diserbante.
Da qui allo spettacolo pirotecnico per fidelizzarmi è un attimo. E un altro attimo passa tra la speranza di restarci massimo mezz’ora, spendendo 20 euro, e la consapevolezza che ci rimarrò minimo un’ora al doppio del costo.
 Perché? Perché lui armerà un intero plotone al mio servizio, si giocherà le carte dell’aggressione gentile, io entrerò in modalità “soggezione” e dirò di sì a tutto.
Ma andiamo con ordine.
Entro e chiedo una semplice piega subito, scandendo bene le parole “semplice” e “subito”. Lui mi guarda e capisce solo “nuova” e “cliente”.
Quindi schiocca le dita e due ragazze mollano la testa di un’anziana signora, cui stavano spalmando l’antigiallo, per andare a prendere il tappeto delle grandi occasioni: srotolano davanti a me un red carpet che nemmeno agli Oscar, mi fanno sfilare verso la poltrona papale, mi offrono una tisana al gelsomino delle notti d’oriente, mi fanno infilare delle comode babbucce a forma di bigodino termoregolate e mi mettono a disposizione l’intera biblioteca di Alessandria in versione settimanale gossip.
Il tempo di scoprire che la Lecciso vuole fare un threesome con Romina e Albano e sono seduta al lavatesta. Tutti i lavatesta del mondo sono, per definizione, i posti più scomodo della terra, secondi solo alla panchina del prossimo allenatore della Nazionale.
Questo no. Questo ha il bordo morbidoso, le casse che diffondono musica chill out e la poltrona con dentro un osteopata che mi rimette al mondo.
È in quel momento, probabilmente, che sono caduta in uno stato di trance e ho acconsentito all’uso di 73.000 prodotti: dallo shampoo coi cristalli a quello con le gemme a quello con le nocciole del Piemonte igp, dal balsamo districante a quello consenziente, dalla crema di alghe rosse del Mar Baltico a quelle verdi, scrostate via dalle pentole impilate nel lavandino di casa di studenti fuori sede, passando per quella chantilly all’italiana che l’uovo, si sa, dona lucentezza.
Sciacquata quindi con acqua di sorgente imbottigliata dalle Ninfe e avvolta in un asciugamano di baby cachemire, torno sulla poltrona papale dove mi aspettano tre ragazze armate di phon agli ioni felici e spazzole dalle setole di seta dell’India. Mi offrono un caffè tostato a mano dal signor Nespresso e cominciano la piega. Poi accendono la piastra e, con la grazia di Roberto Bolle, la passano su ogni singola ciocca badando bene che non sia composta da più di 12 capelli. Funziona come con le rose, a dozzine.
La signora anziana con l’antigiallo a metà è stata dimenticata in un angolo, insieme alle scope.
Io sono pronta. Mi alzo e vado verso la cassa ondulando la mia chioma da sogno. Il parrucchiere-proprietario mi guarda sbattendo gli occhioni, mi porge il conto che limortaccisua e sferra l’attacco: “Vuoi già prendere un appuntamento per la prossima volta? Ti farò provare un olio greco, franto da Atena in persona, che unisce le doppie punte in matrimonio”.
Balbetto qualcosa tipo “Bah, boh, non so, vediamo, sono solo passata per una piega perché dal mio non c’era posto” e scateno l’apocalisse.
Le ancelle del boccolo si trasformano in meduse anguicrinite, incrocio i loro occhi per sbaglio ma mi difendo con un diffusore acchiappato al volo che devia i loro sguardi pietrificanti sulla signora in attesa tra le scope.
 
La signora si trasforma in una colonna e sono sinceramente dispiaciuta ma tanto l’antigiallo non le aveva preso bene.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...