Buon compleanno alla mia coperta.

Arriva un momento, nella vita, in cui i ruoli si ribaltano. Fino ad un certo punto sei solo figlia e i tuoi genitori il porto sicuro in cui rifugiarti quando la stanchezza della contestazione prende il sopravvento e ti rannicchi sul divano, magari con la testa sulle loro gambe. Sei grande e sei piccola a giorni alterni, a fasi alterne, a seconda di come ti gira. Anche nei momenti di massimo scazzo, quando avresti voluto davvero essere nata da un cavolo, per non averli tra i piedi, quel senso di protezione non ti abbandona. E insomma, fai la grossa nel mondo con le spalle coperte. Poi un giorno ti svegli e la coperta non la trovi piú, ti accorgi che non sei solo (o non più) solo figlia. Loro non sono più davanti a te a fare i fari del porto, sono di lato o anche dietro e il cammino lo tracci tu. Li guardi con la stessa tenerezza con cui loro guardavano te, e nello stesso modo in cui ti insegnavano a state al mondo, tu insegni loro a stare al passo col mondo. Incazzandoti se non sanno usare la tecnologia molte più volte di quante loro si siano scazzati quando non sapevi usare il cucchiaio. Continuano ad esserci, per caritá, ma con meno forza, meno energie, meno preoccupazioni. Per fortuna. Guardando bene la coperta c’è ancora solo che adesso è sulle loro spalle, gliel’hai messa tu senza nemmeno accorgertene. Quella coperta sei tu.

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