Di quando mia madre pulisce casa.

Quando mia madre pulisce casa la casa si trasforma in un campo minato, nel caveau di una banca protetto da infrarossi, in un castello di cristallo in cui il minimo movimento storto può essere fatale.
Quando mia madre pulisce casa sarebbe bene non entrare fino a mai e se proprio si deve, sarebbe indicato aver preso lezioni di volo per muoversi senza lasciare impronte o tracce o prove di esistenza.
Innanzitutto le scarpe. Le scarpe vanno tolte almeno 15 km prima della porta. Se è estate e torni dal mare in infradito, ti lavi i piedi allo stabilimento balneare, togliendo con le pinzette ogni singolo granello di sabbia, passi in un negozio, compri delle infradito nuove e poi le lasci anch’esse a 15 km dall’ingresso.
Dopodiché devi entrare in modalità compasso: dalla soglia allunghi una gamba fino alla ciabatta di casa, precedentemente sistemata da mia madre a 4 mattonelle esatte dalla porta, la infili con destrezza, recuperi il resto del corpo ancora cautamente sulla soglia e indossi la seconda ciabatta.
A quel punto inizia il percorso verso la stanza desiderata.
Il percorso prevede una camminata filo divano, mettendo un piede davanti all’altro come un funambolo, se sconfini su una mattonella non i linea, salti per aria. Questo per evitare di camminare al centro del pavimento e lasciare eventuali aloni visibili in controluce. Aloni che lei controlla appena sei passata e in quei secondi la tua vita ti scorre davanti come “Storie” di Instagram mentre tu sogni pozzanghere di fango in cui tuffarti a bomba.
Secondi di tensione che ti ammazzano e compromettono il tuo sistema nervoso: se lei vede degli aloni, devi tornare indietro, rifare il percorso su un piede solo e contemporaneamente passare lo straccio.
Se gli aloni non ci sono, tiri di nuovo i dadi e puoi proseguire.
Se vai in cucina, puoi fare le seguenti cose:
Se invece vai in camera, puoi spogliarti e con uno schiocco di dita dividere i vestiti che vanno nell’armadio da quelli che vanno nella cesta dei panni sporchi. Sulla scrivania non puoi lasciare nulla, sulla sedia nemmeno, sull’attaccapanni qualcosa.
Non sdraiarti sul letto che l’ha appena fatto, se vuoi riposarti stai in piedi come i cavalli. Ci riescono loro, ci riuscirai anche tu.
Se vai in bagno, non andare in bagno.
Cosa ci vai a fare in bagno? Ma non riesco mai ad avere il bagno pulito? Ma possibile che non resiste nulla in questa casa?
Ma ti rifai la doccia?
Certo che ti rifai la doccia, sei sudata e puzzi, dove devi andare a lavarti? Nel campo, elemosinando acqua quando verrà ad annaffiare i pomodori? Non proporlo a voce alta perché lei ti risponderà “Si, brava, vai”.
Sfiorato per un pelo il conflitto mondiale, causato dalla tua sfrontata e insana necessità di farti la doccia, è il momento di trasformarsi in una macchina da bagno; negli anni devi aver sviluppato una preparazione e una disciplina tali che i marines in confronto sono croste di formaggio.
Togli il tappetino fuffoloso d’arredo, metti il tappetino spelacchiato da bagno, fai scorrere l’acqua piano piano che se schizza sono cazzi, posiziona l’asciugamano ad una distanza pari alla lunghezza del tuo braccio, in un posto che ti consenta di prenderlo senza far uscire il braccio stesso dall’area della vasca,
lavati, sciacquati e asciugati come il migliore dei ninja tenendo stampato a fuoco nel cervello il primo, unico, indiscusso comandamento:
NON AVRAI ALTRE GOCCE ALL’INFUORI DELLA VASCA.
Ogni goccia per terra è un anno in meno che ti resta da vivere.
La goccia è un affronto all’autorità e alla figura materna.
Le goccia è la fine dei tuoi giorni felici.
Conosco gente che ha lasciato una goccia sul pavimento del bagno di mia madre ed è stata l’ultima cosa che ha fatto.
Se cade una goccia in terra, lei comincia a vibrare come il bastone di un rabdomante, fiuta una goccia da km, le gocce sul pavimento la attirano come il sangue attira gli squali ed esattamente come gli squali dilanierà le tue carni senza pietà.
Poi, raccatterà le ossa rimaste e andrà a seppellirle nel campo.
Proprio lì, dove crescono rigogliose le sue piantine di pomodoro.
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