Amore: cuore e culo.

L’amore è simboleggiato da un cuore, giustamente, perché è sentimento. Ma se si capovolge, il cuore, viene fuori un culo.
E a pensarci bene è giusto anche questo perché, in amore, il culo bisogna farselo eccome.

L’amore non funziona da solo. Ha un casino di necessità: ha bisogno dell’ossigeno della libertà, della rassicurazione della routine, dell’adrenalina della passione, di costanza e sorpresa e impegno e leggerezza e tranquillità e scossoni e gelosia e fiducia. E un mucchio di altre cose.

L’amore è faticoso e se la scintilla iniziale, quella dell’innamoramento, scocca senza un vero motivo, a casaccio, a cazzo proprio, poi va tenuta viva, riparata dagli spifferi, protetta dall’acqua, alimentata dalla voglia di scegliersi ogni giorno.

Perché è questo è il punto, la scelta. Stare con una persona perché la si preferisce a tutti gli altri esistenti sulla terra e pure allo stare da soli, che comunque è una figata. Trovare nell’altro/a, ogni giorno, anche solo un motivo per pensare che sia “la nostra persona”.

Anche se lei è ritardataria e noi no, è disordinata e noi no, lascia le luci accese e noi no, vuole dormire con le finestre aperte e noi no, è empatica anche con le panchine e noi no, fa tutto all’ultimo minuto e noi organizziamo con mesi d’anticipo, annaffia le piante quando noi siamo già sull’ascensore, porta a casa tutto il supermercato quando mancava solo il latte.

È facile? È divertente? È simpatico? Ma manco per il cazzo.
Sono due vite messe a confronto che si tenta di incastrare come pezzi di un puzzle. Due esistenze unite che si cerca di far girare come ingranaggi di un unico sistema. È difficile.

Però è bello. E, a volersi sbilanciare, trovare un punto di contatto tra galassie lontane ha anche del miracoloso. Riuscire a ridere dei difetti o delle manie dell’altra persona, essere concilianti sui suoi gusti mantenendo i nostri, ridurre le distanze tra i caratteri o le abitudini, equivale a costruire un ponte.
E i ponti, si sa, favoriscono lo scambio e il dialogo.

Così, il suo suonare alle due di notte, il nostro volere una distanza di tre km nel letto, il suo tenere gli sci in casa, il nostro tenere tre mucche in camera, il suo avere sempre caldo, il nostro avere sempre freddo, il suo commuoversi sul film di Cenerentola, il nostro interrompere cento volte un film che non capiamo, il suo essere prolisso, il nostro essere sintetico, il suo amare le bolle, il nostro amare i vini fermi, il suo guardaroba solo blu, il nostro guardaroba colorato, smettono di essere ostacoli e diventano sassi piatti su cui appoggiare i piedi per guadare il fiume.

Perché il “vissero felici e contenti” esiste ma solo un giorno alla volta. Esiste mettendo i momenti uno davanti all’altro come si fa coi passi. E passo dopo passo si cammina, ci si muove, si avanza.
E si arriva a scoprire, magari, che porcavacca è stato davvero per sempre. Inteso come punto d’arrivo, non di partenza.

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2 pensieri su “Amore: cuore e culo.

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